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April 21st, 2009 — Uncategorized

C’e’ poco da dire, Articolo21 ha bisogno del nostro aiuto per andare avanti. Io mi sono associato.
April 20th, 2009 — Segnalazioni, Uncategorized
Vi suggerisco questo editoriale di Giacomo di Girolamo, direttore di marsala.it. A parte l’uso transitivo di uscire, lo condivido a pieno; anzi erano idee che mi frullavano per la testa da tempo e che non ho avuto tempo o voglia di mettere giu’.
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo.
So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede.
Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa?
A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata.
Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.
April 15th, 2009 — Informazione
Non credo ci sia molto da dire quando eventi come questi accadono; in ogni caso, appoggiandomi alle spalle dei giganti (o meno) mi sento di condividere con voi questi due pensieri:
Un forte terremoto distrugge di colpo tutte le nostre più radicate concezioni; la terra, il vero emblema della solidità, si mosse sotto i nostri piedi come una crosta sottile su un fluido; lo spazio di un secondo creò nella mente una strana idea di insicurezza che ore di riflessione non avrebbero prodotto. [...] Il capitano Fitz Roy ed alcuni ufficiali erano in città durante il terremoto e lo spettacolo fu là molto più emozionante, perché sebbene le case, essendo costruite in legno, non cadessero, furono però violentemente scosse e le travi scricchiolarono e vibrarono. La gente si precipitò fuori dalle porte nella massima agitazione. Sono tutti questi elementi di contorno a suscitare quell’orrore profondo per il terremoto che provano tutti coloro che che hanno veduto ed esperimentato i suoi effetti. [...]
I terremoti da soli sono sufficienti a distruggere la prosperità di qualsiasi nazione. Se in Inghilterra le forze sotterranee ora inerti dovessero esercitare quella potenza che certamente hanno esercitato nelle epoche geologiche precedenti, come verrebbe cambiata completamente l’intera condizione del paese! Che avverrebbe delle alte case, delle fitte città, delle grandi fabbriche, dei begli edifici pubblici e privati? Se il nuovo periodo di sconvolgimento dovesse cominciare dapprima con qualche grande terremoto nel cuore della notte come sarebbe terribile la carneficina!
Charles Darwin, da “Viaggio di un naturalista attorno al Mondo”, 20 febbraio 1832.
E poi il primo minuto di questo intervento di Stefania Pezzopane, Presidente della Provincia di L’Aquila, alla tanto vituperata Annozero di giovedi’ scorso.
Se v’è capitato di leggere delle polemiche sulla trasmissione di Santoro, ma la trasmissione non l’avete vista, vi consiglio guardarvela per formarvi la vostra idea.
Update: da Siee Giuee Accaso
April 8th, 2009 — Democracy, Informazione, Segnalazioni
Vi propongo un interessante dibattito svoltosi al festival del giornalismo di Perugia sul fenomeno Grillo. Dura du’ore! Io l’ho ascoltato, a mo’ di radio, mentre cucinavo e cenavo, purtroppo non m’e’ riuscito di scaricare il sorgente.
Update: Ho corretto il link al video che era sbagliato.
April 7th, 2009 — Democracy, Informazione
April 6th, 2009 — Democracy
April 2nd, 2009 — Uncategorized
L’eminente statista italiano di nome Silvio Berlusconi, conosciuto anche con l’appellativo de il Cavaliere (in italiano nel testo, N.d.T.), ha appena generato, nella sua mente superiore, un’idea che lo colloca definitivamente alla testa della categoria dei grandi pensatori politici. Per ovviare ai lunghi, monotoni e tediosi dibattiti e per sveltire i lavori di Camera e Senato, pretende che siano i capigruppo parlamentari ad esercitare il potere di rappresentanza, ponendo fine, nello stesso tempo, al peso morto di alcune centinaia di deputati e senatori che, nella maggior parte dei casi, non aprono bocca per tutta la durata della legislatura, salvo che per sbadigliare.
A me, devo ammetterlo, sembra giusto. I rappresentanti dei partiti maggiori, diciamo, tre o quattro, si riuniranno in un taxi diretto in un ristorante dove, attorno ad una tavola imbandita, prenderanno le decisioni appropriate. Dietro di loro si porteranno, però viaggiando in bicicletta, i rappresentanti dei partiti minori, i quali mangeranno al banco, se c’è o in bar vicino. Niente di più democratico. Durante il viaggio potrebbero cominciare a pensare di eliminare questi imponenti, arroganti e pretenziosi edifici denominati camera e senato, fonti di continue discussioni e di elevati sprechi che non giovano al popolo. Di riduzione in riduzione, suppongo che arriveremo all’agorà dei greci. Chiaro, con l’agorà, ma senza i greci. Mi diranno che non si deve prendere sul serio questo Cavaliere. Si, però il pericolo è quello di non prendere sul serio neanche coloro che lo votano.
Testo originale di José Saramago (premio Nobel per la letteratura, mica niccioline), tradotto da italiadallestero.info

This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial 3.0 Unported License.
April 2nd, 2009 — Informazione, Podcast, software
As you might know, I like to listen to my mp3 player while going to and back from work. Nowadays Youtube is a rather used alternative system of information. Anyway watching a youtube video means that you have to stand in front of your computer doing nothing else than staring at the video and hopefully paying attention. That’s why I love the radio as a medium: it gives you almost as much information as the TV without the need of keeping you doing nothing else. All right, sometimes the image is very powerful, more powerful than the language, but it is seldom like that.
Anyway, I have found two perfect way to extract the audio track of a youtube video, which is generally an mp3 stream:
The second method took me a really long while to figure out. And as a matter of fact it doesn’t work with the GUI. In Windows, write a file with the following line (one line):
“C:\Program Files\VideoLAN\VLC\vlc.exe” %1 :sout=#transcode{acodec=mp3}:duplicate{dst=std{access=file,mux=raw,dst=%1.mp3},select=\”novideo\”} vlc://quit
save it as a bat file (or download this). Now if you drag a video.flv file on its icon, you’ll get a file named video.flv.mp3 with just the audio track of the flv file.
P.S. I download from youtube by keepvid.com
April 1st, 2009 — Uncategorized
Gia’ l’anno scorso soffersi molto il congelamento del referendum elettorale; nutrendo una fiducia pressoche’ nulla nella volonta’ dei politicanti italiani di cambiare in meglio la legge elettorale, ritengo che il referendum sia una delle poche vie per cambiare lo status quo in modo democratico.
L’anno passato, c’hanno provato con la caduta del governo a fermare il referendum, quest’anno con la questione della data. La raccolta firme per il referendum e’ avvenuta durante l’ultimo governo Prodi, e con un supporto trasversale di tutte le forze politiche. Beh, ieri ho guardato la composizione del comitato promotore del referendum e vi voglio proporre alcuni nomi di personaggi che finora hanno taciuto, o la cui voce non mi e’ giunta. Mi immagino pero’ che durante la raccolta delle firme si fossero spesi perche’ questo referendum andasse in porto.
Ho letto da qualche parte (e tra l’altro non ricordo nemmeno chi l’avrebbe detto, ma il ragionamento potrebbe essere usato) che in qualche forma i presupposti del referendum, che andrebbe a diminuire la frammentazione nelle coalizioni elette, molto importante con lo scorso parlamento, sembrerebbero non piu’ vitali visto l’attuale parlamento. In soldoni: perche’ fare il referendum se la porcata permette di governare? Detto questo ecco i nomi, sono in ordine alfabetico e mi sono fermato alla C:
5. Gianni ALEMANNO
7. Angelino ALFANO
25. Renato BRUNETTA
29. Daniele CAPEZZONE
Sono certo che andando piu’ a fondo nella lista (il numero e’ crescente nell’ordine alfabetico) se ne trovano degli altri.
Quando si dice la coerenza!